Sì, puoi chiudere l'azienda tra Natale e l'Epifania e mettere in ferie tutti i dipendenti, anche chi non le ha chieste. L'articolo 2109 del Codice civile ti affida la scelta del periodo di ferie, a due condizioni: tenere conto anche degli interessi dei lavoratori e comunicare il periodo in anticipo. Le festività che cadono durante la chiusura non consumano ferie, la malattia le interrompe e per chi non ha abbastanza giorni maturati decidi caso per caso.
Per una piccola impresa la chiusura natalizia è una scelta di buon senso: gli ordini rallentano, i clienti sono fermi, e due settimane di stop organizzate bene ti permettono di riprendere a gennaio con il calendario pulito. Questa guida ti mostra cosa dice la legge, come scrivere la comunicazione ai dipendenti, come contare i giorni sul calendario 2026-2027, cosa succede in busta paga e come gestire i casi che creano più problemi: neoassunti, malattia, part-time e chi lavora durante la chiusura.
Cosa sono le ferie collettive
Le ferie collettive sono un periodo di ferie che decidi tu, come datore di lavoro, per tutta l'azienda o per una parte di essa: un reparto, un ufficio, una sede. Durante quel periodo l'attività si ferma e i dipendenti consumano i giorni di ferie maturati, con la normale retribuzione.
La differenza con le ferie individuali sta nell'iniziativa. Nelle ferie individuali il dipendente propone un periodo e tu lo autorizzi. Nelle ferie collettive parti tu, per un'esigenza organizzativa dell'impresa, e il dipendente si adegua. La chiusura per le feste di fine anno è il caso più diffuso insieme alla chiusura estiva di agosto.
Le ferie collettive non sono una sospensione del rapporto senza paga. Il dipendente in ferie collettive riceve la retribuzione come se lavorasse e matura regolarmente tredicesima, TFR e, dove previste, quattordicesima e ratei di permessi. Se vuoi un quadro generale su come maturano le ferie mese per mese, trovi i dettagli nella nostra guida al rateo ferie.
Cosa dice la legge
Le regole di base sono tre, e conviene averle chiare prima di scrivere la comunicazione ai dipendenti.
Articolo 2109 del Codice civile
Il secondo comma dell'articolo 2109 riconosce al lavoratore un periodo annuale di ferie retribuite, "possibilmente continuativo", nel tempo che l'imprenditore stabilisce, tenendo conto delle esigenze dell'impresa e degli interessi del prestatore di lavoro. Il terzo comma aggiunge che l'imprenditore deve comunicare preventivamente al lavoratore il periodo stabilito per il godimento delle ferie.
Da qui derivano due conseguenze pratiche:
- la scelta del periodo spetta a te. Il dipendente non può rifiutare la chiusura collettiva perché preferisce fare le ferie in un altro momento;
- la scelta deve essere ragionevole e comunicata per tempo. Una chiusura decisa il 22 dicembre per il giorno dopo rispetta male gli interessi dei lavoratori, che hanno una famiglia e spesso impegni già presi.
Articolo 10 del decreto legislativo 66/2003
Il decreto sull'orario di lavoro fissa il minimo di legge: almeno quattro settimane di ferie retribuite all'anno. Almeno due settimane le fai godere nell'anno di maturazione, consecutive se il dipendente lo chiede. Le altre due settimane le può godere entro i 18 mesi successivi alla fine dell'anno di maturazione. Il CCNL che applichi può riconoscere più giorni, ma non meno.
Lo stesso articolo vieta di sostituire le quattro settimane minime con un'indennità in denaro, salvo il caso in cui il rapporto di lavoro termini. Le ferie minime il dipendente le gode, non le incassa.
Questo è il motivo per cui la chiusura di fine anno ti aiuta: ti permette di far godere in modo ordinato una parte delle ferie dell'anno, e di ridurre gli arretrati prima che diventino un problema contributivo (lo vediamo più avanti).
Il contratto collettivo
Il CCNL integra la legge su tre punti che per la chiusura natalizia contano molto:
- quanti giorni di ferie matura il dipendente e come li conti (giorni lavorativi su settimana di cinque o sei giorni, oppure ore);
- se puoi usare ROL ed ex festività per coprire una chiusura collettiva, e in che misura;
- eventuali obblighi di informazione o confronto con le rappresentanze sindacali aziendali, quando ci sono.
Prima di decidere, verifica con il tuo consulente cosa prevede il contratto che applichi. Le regole cambiano anche molto tra un settore e l'altro.
Il preavviso: quanto prima devi comunicare la chiusura
La legge non fissa un numero di giorni di preavviso. Chiede una comunicazione "preventiva", e i giudici valutano caso per caso se il dipendente ha avuto il tempo di organizzarsi. Alcuni CCNL fissano invece termini precisi per il piano ferie: controlla il tuo.
Il nostro consiglio pratico è semplice: per la chiusura di Natale comunica le date entro la metà di novembre. Hai un margine di sei settimane, i dipendenti possono organizzare viaggi e famiglia e tu eviti contestazioni. Se nella tua azienda la chiusura di fine anno è una consuetudine, inseriscila già nel piano ferie annuale che presenti a inizio anno. Ne parliamo nella guida al piano ferie aziendale.
Cosa scrivere nella comunicazione
Scrivi la comunicazione e falla arrivare a ogni dipendente, compresi chi è in malattia, in maternità o in trasferta. Puoi usare un'email aziendale o una circolare firmata per presa visione. Indica sempre:
- il periodo di chiusura, con la data del primo e dell'ultimo giorno e la data di rientro;
- i reparti o le sedi interessati, se la chiusura non riguarda tutta l'azienda;
- quali giorni imputi a ferie e quali, se il CCNL lo consente, imputi a ROL o ex festività;
- le festività che cadono nel periodo, che non consumano ferie;
- l'eventuale presidio minimo (manutenzione, magazzino, reperibilità) e chi lo copre;
- un riferimento per chi ha dubbi sul proprio saldo.
Conserva una copia della comunicazione con la prova della consegna. In caso di contestazione, è il documento che dimostra il rispetto dell'articolo 2109.
Natale 2026: come contare i giorni
Il calendario di quest'anno è favorevole. Prendiamo la chiusura più comune, da giovedì 24 dicembre 2026 a mercoledì 6 gennaio 2027, con rientro giovedì 7 gennaio.
| Data | Giorno | Come lo conti (settimana di 5 giorni) |
|---|---|---|
| 24 dicembre | giovedì | ferie |
| 25 dicembre | venerdì | festività (Natale) |
| 26 dicembre | sabato | festività (Santo Stefano) su giorno non lavorativo |
| 27 dicembre | domenica | riposo |
| 28-31 dicembre | lunedì-giovedì | ferie (4 giorni) |
| 1 gennaio | venerdì | festività (Capodanno) |
| 2-3 gennaio | sabato-domenica | non lavorativi |
| 4-5 gennaio | lunedì-martedì | ferie (2 giorni) |
| 6 gennaio | mercoledì | festività (Epifania) |
Totale: 7 giorni di ferie per due settimane abbondanti di chiusura. Con la settimana di sei giorni, dal lunedì al sabato, ai 7 giorni aggiungi sabato 2 gennaio, lavorativo, e arrivi a 8 giorni; il 26 dicembre resta festività anche se cade di sabato.
Perché le festività non consumano ferie
Le ferie servono a riposare in giornate che sarebbero di lavoro. Le festività nazionali (25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio, e l'8 dicembre se rientra nel periodo) sono già giornate di riposo retribuito per legge: non le puoi imputare a ferie. Se una festività cade durante le ferie, il dipendente non perde il giorno.
Quando una festività cade di sabato in un'azienda con settimana corta, o di domenica, il trattamento economico dipende dal CCNL: alcuni contratti riconoscono una quota di retribuzione in più. Trovi la spiegazione completa nella nostra guida al lavoro nei giorni festivi.
Cosa succede in busta paga
Per un dipendente con retribuzione mensile la chiusura non cambia l'importo del cedolino di dicembre e di gennaio: riceve lo stesso stipendio che riceverebbe lavorando. Cambia invece il saldo ferie, che scende dei giorni imputati alla chiusura.
Ecco cosa controlla il tuo consulente in busta paga:
- giustificativi nel LUL. Il tuo consulente registra ogni giornata di chiusura nel Libro Unico del Lavoro con il giustificativo corretto: ferie, festività, ROL, malattia. Il LUL è il documento che l'Ispettorato chiede per primo in caso di verifica;
- saldo ferie e permessi stampato nel cedolino, aggiornato dopo la chiusura;
- retribuzione feriale corretta. La retribuzione delle ferie comprende anche le voci legate alle mansioni ordinarie, non solo la paga base: indennità ricorrenti e voci variabili collegate al lavoro abituale rientrano nel calcolo, secondo i criteri del CCNL e della giurisprudenza più recente;
- dipendenti a ore. Per chi ha una retribuzione oraria, il cedolino paga le ore di ferie e le festività secondo le regole del contratto.
La chiusura non cambia le scadenze di UniEmens e F24. Le retribuzioni di novembre le versi con l'F24 entro il 16 dicembre e le dichiari con l'UniEmens entro il 31 dicembre; quelle di dicembre, tredicesima compresa, entro il 16 gennaio e il 31 gennaio. Se in ufficio non c'è nessuno, il tuo consulente deve avere per tempo presenze e variazioni del mese.
Il differimento contributivo per ferie collettive
L'INPS consente alle aziende che chiudono per ferie collettive di chiedere il differimento degli adempimenti contributivi del periodo di chiusura. Presenti la domanda all'INPS entro il 31 maggio, una sola volta per anno, e sul differimento paghi gli interessi. Nella pratica le piccole imprese lo usano soprattutto per la chiusura di agosto. Se pensi di averne bisogno per la chiusura di fine anno, parlane con il tuo consulente in primavera, non a dicembre.
I casi particolari
Una chiusura collettiva riguarda tutti, ma non tutti i dipendenti sono nella stessa situazione. Questi sono i casi che vediamo più spesso nelle piccole imprese.
Il neoassunto senza ferie sufficienti
È il caso più delicato. Il dipendente che hai assunto in autunno ha maturato pochi giorni di ferie e non copre l'intera chiusura. Hai quattro strade:
- anticipare le ferie: imputi comunque i giorni a ferie e il saldo del dipendente va in negativo, per poi tornare in pari con la maturazione dei mesi successivi. È la strada più semplice, ma mettila per iscritto;
- usare ROL ed ex festività maturati, se il CCNL consente di imputarli alla chiusura collettiva;
- permesso non retribuito, solo con il consenso scritto del dipendente. Non puoi imporre un'assenza senza paga: se il dipendente è disponibile a lavorare e sei tu a chiudere, la retribuzione gli spetta;
- farlo lavorare durante la chiusura, se c'è un'attività da svolgere: inventario, riordino del magazzino, lavoro da remoto dove possibile.
Un'avvertenza: se il dipendente lascia l'azienda con il saldo ferie ancora in negativo, il recupero delle ferie anticipate in busta paga richiede una pattuizione chiara. Per questo ti conviene sempre un accordo scritto al momento dell'anticipo.
Il dipendente in malattia
La malattia interrompe le ferie. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 616 del 1987: chi si ammala non riposa, quindi i giorni di malattia non possono valere come ferie. Se un dipendente si ammala durante la chiusura e invia il certificato medico, quei giorni li registri come malattia e le ferie restano nel suo saldo, da godere in un altro momento.
Se la malattia è iniziata prima della chiusura e prosegue, il dipendente resta in malattia per tutta la durata del certificato. Le ferie collettive non lo riguardano finché non guarisce. Per il certificato e l'indennità valgono le regole ordinarie: trovi tutto nella nostra guida all'indennità di malattia.
Maternità, congedi e permessi legge 104
Il congedo di maternità prevale sulle ferie collettive: la lavoratrice in congedo resta in congedo e gode le ferie al rientro. Lo stesso principio vale per gli altri periodi di assenza tutelata.
I permessi della legge 104 non si sommano alle ferie: se il dipendente è in ferie non è al lavoro, e non ha bisogno di un permesso per assentarsi. Se durante la chiusura il dipendente avrebbe usato quei giorni di permesso, non li perde: li usa nel mese in cui lavora.
Il part-time
Per il part-time orizzontale (orario ridotto tutti i giorni) conti i giorni di chiusura come per il tempo pieno: ogni giornata lavorativa di chiusura è una giornata di ferie.
Per il part-time verticale (alcuni giorni pieni a settimana) conti come ferie solo le giornate in cui il dipendente avrebbe lavorato. Un dipendente che lavora lunedì, mercoledì e venerdì, nella chiusura di quest'anno consuma ferie per lunedì 28 e mercoledì 30 dicembre e per lunedì 4 gennaio: 3 giorni. Il 25 dicembre, il 1 e il 6 gennaio sono festività.
Chi lavora durante la chiusura
Se tieni un presidio minimo, chi lavora non consuma ferie in quei giorni. Le festività lavorate le paghi con le maggiorazioni del CCNL. Indica nella comunicazione chi copre il presidio e in quali giorni, così eviti incomprensioni sui saldi.
Esempio pratico
Prendiamo un'impresa commerciale con 12 dipendenti, CCNL Terziario, settimana di cinque giorni. L'impresa chiude dal 24 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027. Come abbiamo visto, la chiusura vale 7 giorni di ferie per chi lavora dal lunedì al venerdì.
Marco, assunto nel 2019, ha 9 giorni di ferie residui dell'anno 2026. La chiusura gliene consuma 7: a gennaio riparte con 2 giorni residui del 2026, più i giorni che maturerà nel 2027. Nessun problema.
Giulia, assunta il 1 ottobre 2026. Ipotizziamo un monte ferie di 20 giorni lavorativi all'anno sulla settimana di cinque giorni: matura 20 ÷ 12 = 1,67 giorni al mese. A fine dicembre ha maturato 1,67 × 3 = 5 giorni. Le mancano 2 giorni per coprire la chiusura.
Nel CCNL Terziario, in un'azienda fino a 15 dipendenti, un dipendente a tempo pieno matura fino a 88 ore all'anno di ROL ed ex festività, cioè circa 7,33 ore al mese. In tre mesi Giulia ha maturato circa 22 ore. Se il contratto e gli accordi aziendali ti consentono di imputare i permessi alla chiusura, copri i 2 giorni mancanti con 16 ore di permessi. In alternativa, con il suo accordo scritto, anticipi 2 giorni di ferie che recupererà con la maturazione di gennaio e febbraio.
Luca si ammala dal 28 al 30 dicembre e invia il certificato. Quei 3 giorni li registri come malattia. La chiusura gli consuma 4 giorni di ferie invece di 7, e gli altri 3 giorni restano nel suo saldo.
Sara, part-time verticale lunedì-mercoledì-venerdì, consuma 3 giorni di ferie, come nell'esempio della sezione precedente.
Nel cedolino di dicembre e di gennaio tutti e quattro ricevono la retribuzione mensile piena. Cambiano solo i saldi ferie e permessi, che il tuo consulente aggiorna e stampa in busta paga.
La chiusura come occasione per le ferie arretrate
La chiusura di fine anno ha un vantaggio che molti imprenditori sottovalutano: ti aiuta a ridurre le ferie arretrate prima che diventino un costo.
Ricordi la regola dei 18 mesi? Le ferie maturate nel 2025 il dipendente le deve godere entro il 30 giugno 2027. Se a quella data restano ferie non godute, l'INPS chiede comunque i contributi su quei giorni, con il versamento entro il 20 agosto successivo, anche se tu non hai pagato nulla al dipendente.
Per questo ti conviene imputare la chiusura prima alle ferie più vecchie. La regola pratica: prima le ferie dell'anno precedente, poi quelle dell'anno in corso. Chiedi al tuo consulente l'elenco dei residui per dipendente già a novembre, così decidi la durata della chiusura con i numeri in mano.
Lo stesso ragionamento vale per ROL ed ex festività, con le scadenze fissate dal CCNL. Ne parliamo nella guida ai permessi ROL ed ex festività.
Errori da evitare
- Comunicare la chiusura all'ultimo momento. La legge chiede una comunicazione preventiva: senza un preavviso ragionevole rischi la contestazione del dipendente. Per Natale, metà novembre è il momento giusto.
- Contare le festività come ferie. Il 25 e 26 dicembre, il 1 e il 6 gennaio non consumano ferie. Un saldo calcolato male crea differenze retributive che emergono alla cessazione del rapporto.
- Imporre il permesso non retribuito. Al neoassunto senza ferie maturate non puoi togliere la paga senza il suo consenso scritto.
- Ignorare il certificato di malattia. Se un dipendente si ammala durante la chiusura, i giorni di malattia restituiscono ferie al suo saldo.
- Usare i ROL senza verificare il CCNL. Non tutti i contratti consentono di imputare i permessi alle chiusure collettive, e alcuni lo consentono solo entro un limite di ore.
- Dimenticare il LUL. Ogni giornata di chiusura ha bisogno del suo giustificativo. Un Libro Unico incompleto è il primo rilievo in caso di ispezione.
- Lasciare il tuo consulente senza dati. Le presenze di dicembre servono per la busta paga, l'F24 del 16 gennaio e l'UniEmens del 31 gennaio. Mandale prima di chiudere.
Domande frequenti
Posso obbligare i dipendenti a fare le ferie durante la chiusura di Natale?
Sì. L'articolo 2109 del Codice civile ti affida la scelta del periodo di ferie, tenendo conto delle esigenze dell'impresa e degli interessi dei lavoratori. La condizione è comunicare il periodo in anticipo. Verifica anche cosa prevede il tuo CCNL sul piano ferie e sull'informazione alle rappresentanze sindacali.
Quanti giorni di preavviso devo dare?
La legge non fissa un numero. Ti consigliamo di comunicare la chiusura di fine anno almeno sei settimane prima, quindi entro la metà di novembre. Se il CCNL che applichi fissa un termine, rispetta quello.
Cosa succede al dipendente che non ha abbastanza ferie?
Puoi anticipargli le ferie con saldo negativo, usare i ROL ed ex festività maturati se il CCNL lo consente, concordare con lui un permesso non retribuito oppure farlo lavorare durante la chiusura. Non puoi lasciarlo a casa senza retribuzione contro la sua volontà.
Se un dipendente si ammala durante la chiusura, perde le ferie?
No. La malattia interrompe le ferie: i giorni coperti dal certificato medico li registri come malattia e le ferie corrispondenti restano nel saldo del dipendente.
Posso chiudere solo un reparto?
Sì. Le ferie collettive possono riguardare tutta l'azienda o una parte autonoma: un reparto, un ufficio, una sede. Indica con chiarezza nella comunicazione chi è coinvolto e chi resta al lavoro.
Le festività di Natale e Capodanno contano come ferie?
No. Le festività nazionali sono giornate di riposo retribuito per legge e non consumano ferie. Se cadono di sabato o di domenica, il trattamento economico dipende dal CCNL.
Una chiusura ben preparata vale doppio
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