Anzianità di servizio: cos’è, come si calcola e perché conta davvero

Anzianità di servizio: cos'è, come si calcola e perché conta davvero

Anzianità di servizio significa una cosa semplice: quanti anni, mesi e giorni un dipendente ha lavorato per la stessa azienda. È il conteggio ufficiale del tempo passato alle dipendenze di un datore di lavoro, e influenza molti aspetti fondamentali del rapporto di lavoro.

Perché conta l’anzianità di servizio? Perché da questo numero dipendono diritti, tutele, scatti di retribuzione, ferie, TFR, preavviso, e spesso anche la serenità di un imprenditore che deve programmare il futuro della propria azienda. È la base su cui si calcolano molti obblighi e opportunità, sia per il lavoratore che per l’azienda.

Che cos’è l’anzianità di servizio

L’anzianità di servizio è il periodo complessivo in cui un dipendente ha prestato attività lavorativa presso lo stesso datore di lavoro, a prescindere dal tipo di contratto (tempo determinato, indeterminato, apprendistato, part-time). Si calcola dal giorno dell’assunzione fino alla data attuale o alla cessazione del rapporto di lavoro.

A cosa serve l’anzianità di servizio

L’anzianità di servizio serve a determinare:

  • Scatti di anzianità e aumenti retributivi previsti dal contratto collettivo
  • Durata del periodo di preavviso in caso di licenziamento o dimissioni
  • Calcolo del trattamento di fine rapporto (TFR)
  • Diritti a ferie, permessi e congedi
  • Priorità in caso di licenziamenti collettivi
  • Accesso a premi di fedeltà o benefit aziendali

Come si calcola l’anzianità di servizio

Il calcolo dell’anzianità di servizio è lineare: si parte dalla data di assunzione e si conta ogni giorno di lavoro, compresi:

  • Periodi di malattia, infortunio, maternità e congedi obbligatori (se previsti dal CCNL o dalla legge)
  • Periodi di aspettativa non retribuita (a volte esclusi, dipende dal contratto)
  • Servizio militare o civile (in certi casi, vedi CCNL di riferimento)

Attenzione: i periodi di sospensione non sempre vengono conteggiati. È fondamentale verificare cosa prevede il contratto collettivo nazionale applicato in azienda.

Esempio pratico

Un dipendente assunto il 1° marzo 2015 e ancora in forza al 1° marzo 2024 ha 9 anni di anzianità di servizio. Se ha avuto un periodo di aspettativa non retribuita di 6 mesi, e il CCNL prevede che questi mesi non si contano, l’anzianità effettiva sarà di 8 anni e 6 mesi.

Differenze con termini simili

  • Anzianità contributiva: riguarda i contributi versati all’INPS, anche da datori diversi. L’anzianità di servizio invece è legata solo al singolo rapporto di lavoro.
  • Seniority: termine inglese usato spesso come sinonimo, ma in Italia ha un significato più ampio, legato anche a competenze e ruolo.

FAQ sull’anzianità di servizio

  • L’anzianità si perde cambiando mansione? No, resta legata al rapporto di lavoro, non al ruolo.
  • Conta anche il periodo di prova? Sì, il periodo di prova è incluso nell’anzianità.
  • Si azzera con il rinnovo di un contratto a termine? Se non c’è interruzione, l’anzianità prosegue. Se c’è una pausa, dipende dal CCNL.
  • Serve per la pensione? No, per la pensione conta l’anzianità contributiva (i contributi versati all’INPS).

Storia e normativa

L’anzianità di servizio è un pilastro del diritto del lavoro italiano fin dal dopoguerra. È tutelata dal Codice Civile (art. 2118 e seguenti) e da tutti i principali contratti collettivi nazionali. Negli ultimi anni, la sua importanza è cresciuta con la diffusione di benefit legati alla fedeltà aziendale e con le nuove regole sui licenziamenti collettivi (Legge 223/1991).

Per approfondire, puoi consultare la pagina ufficiale INPS o il Codice Civile.

Ultimi aggiornamenti e novità

Negli ultimi anni, alcuni CCNL hanno introdotto scatti di anzianità più flessibili o benefit aggiuntivi per premiare la fedeltà. Inoltre, la digitalizzazione dei rapporti di lavoro ha reso più semplice il calcolo automatico dell’anzianità tramite software HR, riducendo il rischio di errori e contestazioni.

Conclusione

L’anzianità di servizio non è solo un numero: è la chiave per gestire con giustizia, trasparenza e lungimiranza il rapporto con i propri collaboratori. Capirla e calcolarla correttamente significa proteggere la tua azienda da errori costosi e valorizzare chi lavora con te ogni giorno.