Certificazione delle presenze: come funziona e perché è obbligatoria

certificazione delle presenze: come funziona e perché è obbligatoria

La certificazione delle presenze è il documento che attesta ufficialmente le ore di lavoro effettivamente svolte da ogni dipendente in azienda, giorno per giorno. Serve a dimostrare la regolarità dei rapporti di lavoro, a garantire il rispetto delle norme su orario, riposi e straordinari, e a tutelare sia il datore di lavoro che il lavoratore in caso di controlli o contestazioni.

Ogni azienda italiana con dipendenti è obbligata a certificare le presenze: non è una scelta, ma un adempimento previsto dalla legge. La certificazione delle presenze si effettua tramite strumenti come il foglio presenze, il cartellino marcatempo, sistemi digitali di rilevazione o badge elettronici. Tutti questi strumenti devono riportare, con chiarezza e senza possibilità di modifiche non autorizzate, le ore di entrata e uscita, le pause, le assenze e le eventuali ore di straordinario.

Cos’è la certificazione delle presenze

La certificazione delle presenze è la prova documentale dell’orario di lavoro svolto da ciascun dipendente. È un obbligo sancito dall’art. 39 del D.Lgs. 81/2015 e dal Libro Unico del Lavoro (LUL). Senza una corretta certificazione, il datore di lavoro rischia sanzioni amministrative e, in caso di controversie, si trova senza difese concrete.

A cosa serve la certificazione delle presenze

  • Dimostrare il rispetto degli orari contrattuali e delle pause obbligatorie.
  • Calcolare in modo corretto la retribuzione, i permessi, le ferie e gli straordinari.
  • Gestire le assenze, le malattie, i permessi e i congedi.
  • Fornire prova documentale in caso di ispezioni da parte di INPS, INAIL, Ispettorato del Lavoro.
  • Tutelare l’azienda da contestazioni o rivendicazioni dei dipendenti.

Come funziona la certificazione delle presenze

Ogni giorno, il dipendente registra l’orario di ingresso e di uscita. Questo può avvenire manualmente (su un registro cartaceo), tramite badge elettronico, app o sistemi digitali collegati alla gestione delle risorse umane. I dati raccolti devono essere archiviati e conservati per almeno cinque anni, come previsto dalla normativa.

La certificazione deve essere veritiera, completa e non alterabile. Il datore di lavoro è responsabile della corretta tenuta dei registri e della trasmissione dei dati, anche in caso di delega a società esterne o consulenti.

Esempi pratici

  • Un dipendente timbra il badge alle 8:30 e alle 17:30: il sistema registra 8 ore di lavoro effettivo, escluse le pause.
  • Un lavoratore assente per malattia viene segnato come assente giustificato nella certificazione delle presenze, utile per il calcolo dell’indennità.
  • Un’azienda che usa un software di rilevazione presenze può esportare automaticamente i dati per l’elaborazione delle buste paga.

Differenze con altri strumenti simili

La certificazione delle presenze non va confusa con il foglio presenze, che è solo uno degli strumenti per attuarla. Il cartellino marcatempo, invece, è un metodo di rilevazione. La certificazione è il risultato finale: il documento che attesta, in modo ufficiale e opponibile, le ore lavorate.

Domande frequenti sulla certificazione delle presenze

  • Chi deve firmare la certificazione delle presenze? In genere il dipendente, ma la responsabilità finale è sempre del datore di lavoro.
  • Quanto tempo vanno conservati i registri delle presenze? Almeno cinque anni.
  • Si può usare un’app per certificare le presenze? Sì, purché il sistema sia sicuro, non modificabile e rispetti la privacy.
  • Cosa succede se manca la certificazione delle presenze? Rischio di sanzioni, contestazioni e difficoltà in caso di vertenze.

Storia e ultimi aggiornamenti normativi

La certificazione delle presenze nasce per contrastare il lavoro irregolare e tutelare i diritti dei lavoratori. Con la digitalizzazione, oggi molte aziende adottano sistemi elettronici, che garantiscono maggiore precisione e sicurezza. Gli ultimi aggiornamenti hanno rafforzato i controlli e la tracciabilità, anche in ottica di smart working e lavoro agile. Le autorità (INPS, INAIL, Ispettorato Nazionale del Lavoro) hanno ribadito che la certificazione delle presenze è obbligatoria anche per chi lavora da remoto, con strumenti adeguati e trasparenti.

Per approfondire: Ispettorato Nazionale del Lavoro, INPS.