
Quota di riserva: cos’è e cosa significa per la tua azienda? La quota di riserva è il numero minimo di lavoratori appartenenti alle categorie protette che ogni azienda italiana, sopra una certa soglia di dipendenti, è obbligata ad assumere per legge. In altre parole: è il tuo dovere legale di garantire inclusione e pari opportunità nel mondo del lavoro.
La quota di riserva nasce dalla Legge 68/1999, che disciplina il cosiddetto “collocamento mirato” delle persone con disabilità e di altre categorie protette. L’obiettivo è chiaro: favorire l’inserimento lavorativo di chi rischia di essere escluso dal mercato. Per le aziende, significa un obbligo preciso e sanzioni pesanti in caso di mancato rispetto.
Come funziona la quota di riserva
La quota di riserva si applica a tutte le aziende private e pubbliche con almeno 15 dipendenti. La soglia scatta al raggiungimento del quindicesimo dipendente, anche per effetto di nuove assunzioni o trasformazioni di contratto. Il calcolo della quota di riserva si basa sull’organico complessivo dell’azienda, escludendo alcune categorie come apprendisti, dirigenti, lavoratori a domicilio e contratti di inserimento.
- Da 15 a 35 dipendenti: obbligo di assumere almeno 1 lavoratore appartenente alle categorie protette.
- Da 36 a 50 dipendenti: obbligo di almeno 2 lavoratori.
- Oltre 50 dipendenti: almeno il 7% dell’organico deve appartenere alle categorie protette.
Chi rientra nelle categorie protette?
Le categorie protette comprendono persone con disabilità, invalidi civili, invalidi del lavoro, ciechi, sordomuti, orfani e vedove di caduti sul lavoro, vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. L’elenco completo è disciplinato dalla legge e aggiornato periodicamente.
Adempimenti per il datore di lavoro
Le aziende obbligate devono:
- Presentare il prospetto informativo annuale (entro il 31 gennaio) agli uffici competenti.
- Effettuare le assunzioni obbligatorie tramite i centri per l’impiego, seguendo le procedure di collocamento mirato.
- Gestire eventuali richieste di esonero parziale o compensazioni territoriali, ove previste.
Sanzioni e controlli
Il mancato rispetto della quota di riserva espone l’azienda a sanzioni amministrative molto pesanti (oltre 150 euro per ogni giorno di scopertura per ogni lavoratore non assunto) e a possibili ispezioni da parte degli organi di vigilanza. Non è solo una questione di regole: è una responsabilità sociale che può incidere sulla reputazione aziendale.
Esempi pratici di calcolo
Un’azienda con 45 dipendenti dovrà assumere almeno 2 lavoratori appartenenti alle categorie protette. Se l’organico sale a 100, la quota di riserva sarà di almeno 7 lavoratori. Il calcolo va effettuato ogni anno e comunicato tramite il prospetto informativo.
Domande frequenti (FAQ)
- Chi deve rispettare la quota di riserva? Tutte le aziende con almeno 15 dipendenti.
- Ci sono esoneri? Solo in casi particolari, come lavori gravosi o impossibilità tecnica, e previa autorizzazione.
- Cosa succede se non rispetto la quota? Sanzioni economiche e rischio di controlli ispettivi.
- Posso assumere tramite agenzie? Solo se la normativa lo consente e con procedure specifiche.
- Come si calcola l’organico? Escludendo apprendisti, dirigenti, lavoratori a domicilio e contratti di inserimento.
Storia e novità recenti
La quota di riserva nasce nel 1999, ma negli ultimi anni sono aumentati i controlli e le sanzioni per chi non rispetta l’obbligo. Recenti circolari hanno chiarito le modalità di calcolo e la necessità di aggiornare ogni anno il prospetto informativo. Le aziende che investono in inclusione non solo rispettano la legge, ma rafforzano la propria reputazione e attraggono nuovi talenti.