Dimissioni per fatti concludenti: cosa comportano per la tua impresa

Ispettorato lavoro: 25mila dimissioni per assenze prolungate

Il dato: oltre 25.000 casi in 18 mesi

Nei diciotto mesi successivi all'entrata in vigore della nuova disciplina, i datori di lavoro hanno trasmesso all'Ispettorato Nazionale del Lavoro oltre 25.000 comunicazioni di dimissioni per fatti concludenti, legate ad assenze ingiustificate prolungate. Parliamo di rapporti di lavoro che si interrompono perché il lavoratore non rientra in servizio e non giustifica l'assenza. Per una piccola impresa, questo non è un dettaglio: incide sull'organizzazione, sui costi e sulla continuità del lavoro in azienda.

Il riferimento normativo

Le dimissioni per fatti concludenti discendono dall'articolo 19 della legge 13 dicembre 2024, n. 203 (cosiddetto Collegato lavoro), che ha modificato il comma 7-bis dell'articolo 26 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 151. Oggi la regola è questa: se il lavoratore si assenta senza giustificazione oltre i termini previsti dal contratto collettivo o, in mancanza, oltre quindici giorni consecutivi, il rapporto di lavoro si considera risolto per volontà del lavoratore.

Cosa devi fare come datore di lavoro

Se guidi una piccola impresa con 5–30 dipendenti, il punto non è solo conoscere la norma, ma applicarla con ordine e prove documentali. Ecco i passaggi chiave.

  • Controlla le assenze giorno per giorno: il tuo consulente aggiorna il LUL e le presenze, tu verifichi tempestivamente le assenze che superano i limiti previsti dal CCNL o i quindici giorni in assenza di termini contrattuali.
  • Valuta le giustificazioni: prima di procedere, raccogli ogni comunicazione del lavoratore (malattia, infortunio, altri motivi) e verifica certificati e documenti disponibili.
  • Invia la comunicazione all'INL: quando ricorrono i presupposti, il tuo consulente del lavoro trasmette all'Ispettorato Nazionale del Lavoro, tramite procedura telematica, la segnalazione di dimissioni per fatti concludenti, indicando il codice di cessazione previsto (ad esempio il codice 1Y nel flusso UniEmens).
  • Collabora agli accertamenti: l'INL può chiedere chiarimenti o documenti. Devi poter esibire il registro presenze, le comunicazioni intercorse con il lavoratore e gli eventuali certificati medici.
  • Tieni conto dei diritti del lavoratore: il dipendente può sempre dimostrare l'esistenza di una causa giustificativa dell'assenza. Per questo, ogni passaggio deve essere tracciato e coerente.

Dove si concentrano le comunicazioni

Le comunicazioni di dimissioni per fatti concludenti si concentrano prevalentemente al Nord (circa il 56%), seguono il Centro (circa il 28%) e il Sud (circa il 16%.). Questa distribuzione riflette la diversa densità produttiva dei territori e, in molti casi, un diverso livello di strutturazione dei processi interni nelle imprese.

Cosa significa per una piccola impresa sana

Se la tua impresa dà valore al lavoro e punta alla continuità, la gestione delle assenze non è solo un adempimento: è un pezzo del tuo metodo di lavoro.

  • Prevenzione del contenzioso: una comunicazione di dimissioni per fatti concludenti priva di documenti a supporto o inviata senza rispettare i termini può sfociare in ricorsi, richieste di reintegra e richieste retributive per periodi arretrati.
  • Ordine organizzativo: sapere con certezza quando un rapporto di lavoro si considera risolto ti permette di riassegnare mansioni, programmare una nuova assunzione e garantire continuità al lavoro in reparto o in ufficio.
  • Chiarezza nelle regole interne: procedure semplici e scritte su come comunicare malattia, permessi e assenze riducono fraintendimenti e favoriscono rapporti più stabili nel tempo.

Domande frequenti dalle imprese

1. Quando puoi parlare di dimissioni per fatti concludenti?

Quando il lavoratore supera i giorni di assenza non giustificata fissati dal contratto collettivo applicato in azienda o, se il contratto non prevede un termine specifico, quando l'assenza ingiustificata si prolunga per oltre quindici giorni consecutivi. In ogni caso, prima di procedere è opportuno verificare puntualmente il CCNL, eventuali accordi aziendali e tutta la documentazione disponibile.

2. Quali documenti devi avere in ordine?

Servono un registro presenze aggiornato, le comunicazioni inviate al lavoratore (email, raccomandate, PEC, eventuali solleciti), le giustificazioni ricevute, gli esiti di eventuali verifiche sanitarie o ispettive e le ricevute degli invii telematici (UniEmens, comunicazioni obbligatorie di cessazione, comunicazione all'INL).

3. Cosa succede dopo l'invio all'Ispettorato?

L'Ispettorato Nazionale del Lavoro esamina la segnalazione e può chiedere integrazioni. Se conferma la sussistenza dei presupposti, considera risolto il rapporto di lavoro a decorrere dalla data indicata nella comunicazione. Tu mantieni l'obbligo di conservare tutta la documentazione relativa al rapporto e alla cessazione.

4. Puoi correggere o ritirare la segnalazione?

Sì. Finché l'Ispettorato non conclude l'istruttoria, puoi chiedere la rettifica o l'annullamento se emergono elementi nuovi o una causa giustificativa dell'assenza. In questa fase è essenziale allineare subito documenti, comunicazioni e flussi contributivi per evitare incongruenze.

5. Quali rischi corri se sbagli procedura?

Comunicazioni non corrette o prive di presupposti possono determinare responsabilità amministrative e, nei casi più gravi, la ricostituzione del rapporto di lavoro con riconoscimento delle retribuzioni maturate. Per una piccola impresa questo significa impatto economico, organizzativo e sulla fiducia interna.

Per una gestione coerente con la normativa e con il tuo modello organizzativo, è utile rivedere anche il Documento di Valutazione dei Rischi in chiave organizzativa (turnazioni, presidi minimi, copertura delle assenze prolungate) e coinvolgere il tuo consulente del lavoro nella definizione delle procedure interne, delle comunicazioni ai lavoratori e delle tempistiche degli adempimenti.