Licenziamento nelle piccole imprese: cosa succede dopo la fine del tetto a 6 mensilità

Tetto sei mesi licenziamento pmi: cosa cambia dopo la consulta

Cosa ha deciso la Corte Costituzionale

Dal 17 luglio 2026 il licenziamento illegittimo nelle piccole imprese non ha più il tetto fisso di 6 mensilità. Con l’ordinanza n. 131/2026 la Corte Costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità sull’art. 9, comma 1, del D.Lgs. n. 23/2015. La Corte ha chiarito che, dopo la sentenza n. 118/2025, quel limite era già superato perché non consentiva una reale personalizzazione del danno del lavoratore. In pratica: il giudice può valutare il caso concreto senza essere vincolato al tetto delle 6 mensilità.

Cosa cambia per le imprese fino a 15 dipendenti

Se la tua impresa occupa fino a 15 dipendenti, il limite massimo di 6 mensilità non vale più. Resta invece il meccanismo di base previsto dal D.Lgs. 23/2015: per i licenziamenti ingiustificati, il giudice determina un’indennità minima e massima tenendo conto della tipologia di vizio (giustificato motivo soggettivo, oggettivo, o altri vizi), ma senza più un tetto generale prefissato per le piccole imprese. Questo amplia la forbice potenziale dell’indennizzo e rende ancora più rilevante la correttezza del percorso che porta al licenziamento.

Come si calcola ora l’indennità

L’indennità per licenziamento illegittimo continua a collegarsi all’anzianità di servizio e ai parametri fissati dagli artt. 3, 4 e 6 del D.Lgs. 23/2015. Il giudice tiene conto dell’anzianità, del tipo di vizio del recesso e delle circostanze del caso. Dopo l’eliminazione del tetto, non esiste più una soglia massima «automatica» legata al fatto di essere sotto i 15 dipendenti. Per chi gestisce un’impresa piccola ma strutturata diventa quindi importante aggiornare le valutazioni sul rischio economico dei contenziosi e verificare che le scelte sul personale siano tracciabili e coerenti.

Esempi operativi e punti di attenzione

  • Impresa con dipendente con 10 anni di anzianità: nell’ipotesi in cui la legge preveda un minimo e un massimo legati ai singoli anni di servizio, il giudice può muoversi all’interno di quella forbice applicandola all’anzianità maturata. Senza il tetto fisso per le piccole imprese, l’esposizione economica potenziale può risultare più ampia rispetto al passato.
  • Tracciabilità dei rapporti di lavoro: tieni in ordine lettere di assunzione, accordi su orario e luogo di lavoro (incluso lo smart working), richiami scritti e documentazione delle contestazioni disciplinari. In fase di giudizio fanno la differenza.
  • Procedure interne: definisci un percorso chiaro per gestire criticità su performance, comportamenti e riorganizzazioni. Una decisione di licenziamento presa senza questo percorso espone di più la tua impresa.

FAQ

Chi rientra nella definizione di piccola impresa ai fini di questa disciplina?

Per il regime delle tutele crescenti, il riferimento è alle imprese che occupano fino a 15 dipendenti, considerando il computo previsto dalla normativa sul licenziamento. La soglia va valutata con attenzione, verificando media e criteri di inclusione ed esclusione delle diverse tipologie di rapporti.

Devo aggiornare regolamenti o lettere di assunzione?

Ha senso rivedere regolamenti interni, procedure disciplinari e schemi di lettere di assunzione e di recesso, per allinearli al quadro aggiornato. L’obiettivo è rendere chiari i passaggi, documentare le motivazioni e ridurre gli spazi di incertezza in caso di contestazione.

Cosa cambia nella gestione del rischio di contenzioso?

Senza il tetto di 6 mensilità, il margine di valutazione del giudice si amplia. Per un’impresa sana che vuole continuità questo significa: stimare con più precisione il possibile impatto economico, programmare eventuali accantonamenti e, soprattutto, curare la qualità delle decisioni sul personale, a partire dalla prevenzione dei conflitti.