Introduzione
Cambia la rendicontazione di sostenibilità per le imprese europee. Il 3 luglio 2026 la Commissione europea ha approvato una versione rivista degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) e un nuovo standard volontario pensato per le imprese di minori dimensioni. Il provvedimento rientra nel pacchetto di Semplificazione Omnibus I e punta a ridurre gli oneri informativi, mantenendo la qualità delle informazioni su ambiente, persone e governance.
Cosa sono gli ESRS e perché ti riguardano
Gli ESRS definiscono come un'impresa comunica i dati di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG). Riguardano temi come cambiamenti climatici, uso delle risorse, diritti umani, condizioni di lavoro e gestione della catena di fornitura.
Fino a oggi, gli ESRS coinvolgevano soprattutto le imprese soggette alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD): grandi aziende e gruppi di interesse pubblico. Molte piccole imprese italiane restavano fuori dagli obblighi diretti, ma ricevevano comunque richieste di informazioni da clienti più grandi, istituti di credito o gruppi internazionali.
Le novità principali del pacchetto Omnibus I
Il pacchetto Omnibus I interviene per rendere la rendicontazione più proporzionata alla dimensione dell’impresa. In sintesi:
- Riduzione dei dati obbligatori: oltre il 60% in meno di informazioni da comunicare rispetto allo standard precedente.
- Taglio dei campi richiesti: più del 70% in meno di campi da compilare e dati da raccogliere.
- Value chain cap: le imprese soggette a CSRD non possono chiedere ai fornitori dati aggiuntivi oltre quanto previsto dallo standard volontario per PMI.
- Maggiore chiarezza: distinzione più netta tra ciò che è obbligatorio e ciò che è facoltativo, con priorità a dati chiari e misurabili.
- Struttura semplificata: documenti più brevi e organizzati in modo da facilitare la compilazione per le imprese più piccole.
Impatto pratico per le piccole e medie imprese
Se gestisci una piccola impresa italiana con 5–30 dipendenti, sana e orientata alla continuità, questo standard ti offre un quadro più gestibile quando i tuoi clienti o finanziatori ti chiedono dati di sostenibilità. In concreto puoi:
- Rispondere in modo strutturato alle richieste dei grandi clienti o delle banche, senza costruire da zero schemi di raccolta dati.
- Limitare il tempo dedicato alla rendicontazione di sostenibilità, concentrandoti sulle informazioni davvero rilevanti per la tua attività.
- Programmare nel tempo eventuali miglioramenti ESG, partendo da un nucleo di dati essenziali e aggiungendo elementi volontari solo quando sono sostenibili per la tua organizzazione.
- Gestire meglio le richieste lungo la catena di fornitura, grazie al “value chain cap” che mette un argine a richieste di informazioni non allineate allo standard.
Come avvicinarti al nuovo standard volontario ESRS
Non tutte le piccole imprese sono tenute a rendicontare secondo gli ESRS. Tuttavia, se ti confronti spesso con clienti soggetti a CSRD, può esserti utile organizzare i dati di sostenibilità seguendo una traccia comune. Un percorso possibile:
- Verifica cosa ti chiedono oggi clienti e finanziatori: raccogli le richieste ricorrenti su ambiente, persone e governance (consumi, certificazioni, infortuni, politiche interne).
- Individua dove tieni già queste informazioni: gestionale, fatture elettroniche, documenti di valutazione dei rischi, comunicazioni obbligatorie, registri infortuni, documentazione paghe.
- Seleziona i temi davvero rilevanti per la tua impresa: applica il principio di rilevanza (materialità): non tutto ha lo stesso peso in ogni settore o territorio.
- Allinea il tuo schema interno allo standard volontario: quando saranno disponibili i modelli semplificati della Commissione, puoi usarli come riferimento per organizzare tabelle e indicatori.
- Coinvolgi le funzioni chiave: assicurati che amministrazione, sicurezza sul lavoro, direzione del personale e consulente del lavoro condividano lo stesso set di dati, per evitare incoerenze.
Ogni dato di sostenibilità che riguarda le persone (occupazione, infortuni, formazione, condizioni di lavoro) si collega a informazioni contenute in LUL, UniEmens, CU e negli adempimenti sul personale. Una gestione ordinata di questi atti ti aiuta anche quando compili un report ESG.
FAQ per datori di lavoro
- Chi può usare lo standard volontario ESRS per PMI?
- Possono riferirsi a questo standard le imprese che alla chiusura del bilancio non superano, in media annua, 1.000 dipendenti. Rientrano quindi molte PMI italiane della filiera produttiva e dei servizi.
Keyword: PMI rendicontazione sostenibilità. - Quando diventa operativo?
- Dopo l’esame del Parlamento europeo e del Consiglio, che hanno due mesi di tempo, prorogabili di altri due. Fino al termine di questo periodo, il testo può ancora subire modifiche.
- Lo standard è obbligatorio?
- No. Si tratta di uno standard di uso volontario. Serve come riferimento comune quando la tua impresa vuole, o deve, fornire informazioni ESG a soggetti che applicano la CSRD.
- Ci sono vantaggi fiscali o contributivi?
- Al momento non risultano previsti incentivi fiscali diretti legati all’adozione dello standard. Il vantaggio principale riguarda l’organizzazione interna: meno richieste estemporanee, meno rischio di dover ricostruire dati in emergenza e maggiore coerenza tra i documenti che già produci.
- Serve una verifica esterna del report?
- Lo standard contiene indicazioni per forme di limited assurance, ma per le PMI è possibile anche una validazione interna. In ogni caso, è importante mantenere tracciabilità delle fonti e coerenza con documenti come LUL, comunicazioni di infortunio, autoliquidazione INAIL e dichiarazioni periodiche.
